Fondi storici

Otto sono gli Archivi che costituiscono i Fondi Storici e il fondo Ojetti è il primo nonché il più vasto ad essere stato acquistato il 15 dicembre 1973. Fino ad allora la corrispondenza dell'illustre studioso era stata custodita dalla moglie Fernanda e poi dalla figlia Paola. Quest'ultima, dopo aver donato alla Biblioteca Nazionale di Firenze tutte le lettere scritte da Ugo Ojetti alla moglie tra il 1905 e il 1940 e aver restituito molti manoscritti ai rispettivi autori, ha provveduto ad un parziale riordinamento dei vari carteggi. L'importanza e il valore di questa documentazione ha fatto si che la soprintendenza archivistica della Toscana notificasse l'intero complesso. Il 9 marzo 1971, infatti, è stato dichiarato che i carteggi e i documenti di Ojetti "...sono di notevole interesse storico e pertanto sottoposti alla disciplina prevista dagli art.. 36, 37, 38, 39, 40, 41, 42, 43 del D.P.R. 30 settembre 1963, n.10469 “per le notizie di rilevante importanza sull'attività di un eminente giornalista e scrittore...". Dato il grande interesse del Fondo, sia per la storia dell'arte moderna che per la storia del costume italiano del tempo, l'editore Mondadori aveva stabilito di pubblicare per intero tutta la corrispondenza e la vedova Ojetti era riuscita in molti casi ad arricchirla con le copie delle risposte di Ojetti ai suoi corrispondenti. La pubblicazione non fu realizzata perchè Fernanda Ojetti, ormai anziana e di salute cagionevole, non ebbe la forza di condurre l'impresa fino in fondo, ma le copie delle lettere di Ojetti sono conservate nel Fondo. L'archivio è costituito da due sezioni di autografi. La prima ordinata in 78 cartelle, contenenti, in ordine alfabetico, documenti di circa 1598 artisti, collezionisti e scrittori d'arte; la seconda parte ordinata in 113 cartelle, contenenti, in ordine alfabetico autografi di letterati, politici, professionisti e personaggi del mondo dello spettacolo. Inoltre, l'Archivio conserva, in 4 cartelle, una raccolta (di valore antiquariale) di lettere di vari artisti indirizzate a Domenico Trentacoste.

L'archivio De Carolis, fu acquisito invece nel 1986 andando ad arricchire la già ampia raccolta di opere del De Carolis presente in Galleria. Conservato scrupolosamente dalla figlia Arianna, insieme al marito Diego Pettinelli, genero e allievo del maestro, l'archivio mantiene l'originale suddivisione in ordine alfabetico per corrispondenti. Nel 1997 il fondo è stato arricchito con una raccolta di 128 fotografie e 8 piccoli disegni provenienti, anch'essi, dall'archivio privato di De Carolis. Il fondo, acquistato da un piccolo collezionista, raccoglie tra l’altro fotografie di vario genere, alcune realizzate direttamente dall'artista, che testimoniano il suo interesse per l'arte rinascimentale e per la fotografia in genere, da cui traeva, spesso, suggerimenti e stimoli per la realizzazione delle sue opere. Di particolare pregio risulta essere una cospicua raccolta di autografi di Gabriele D'Annunzio relativi alle scenografie e alle incisioni realizzate da De Carolis per le opere del poeta, 8 piccoli disegni campestri (conservati presso il deposito di grafica) e 28 immagini fotografiche di piccolo formato eseguite da De Carolis stesso.

Il fondo Maraini è stato acquistato dalla Galleria nazionale d’arte moderna nel 1990 direttamente dagli eredi. L'archivio era conservato nell'abitazione del figlio Grato in uno scaffale di m2x3, ordinato direttamente da Maraini stesso in cartelle di cartone pesante con numerazione non continua ma suddivisa in dodici serie contrassegnate da vari colori e contenenti un numero variabile di fascicoli con lettere autografe, manoscritti di recensioni ed articoli, appunti per conferenze e discorsi, relazioni, elenchi con nominativi e indirizzi di artisti, planimetrie di padiglioni e sale espositive di opere d'arte e di allestimenti, rilievi e gruppi monumentali, libri, riviste, ritagli stampa, fotografie.

Il quarto fondo, in ordine di tempo, ad essere stato acquistato fu l'archivio di Valori Plastici che fa parte del lascito patrimoniale di Edita Broglio mandato all'asta nell'aprile del 1990 e acquisito dallo Stato con diritto di prelazione.

Il fondo abbraccia un vasto arco di tempo compreso tra gli inizi del secolo e la fine degli anni cinquanta. Si riferisce, in senso biografico, alle figure di Mario ed Edita Broglio e alla complessa rete di rapporti, da loro intrecciati, ricostruibili attraverso lettere e vari documenti, per promuovere sia un'attività culturale, editoriale ed espositiva, sia di collezionismo e mercato d'arte. Importanti sono i vari carteggi (tra Broglio, De Chirico, Savinio, De Pisis, Soffici, Melli) che testimoniano la nascita del movimento "Valori Plastici" e l'uscita dell'omonima rivista, fondata da Broglio assieme a Melli il 15 novembre 1918, presente in archivio e pressochè al completo. Interessante è la documentazione relativa all'attività di collezionista e mercante di Mario Broglio: elenchi, corrispondenza, contratti, richieste pressanti di carattere finanziario, di vari artisti come Carrà, De Chirico, Morandi, Martini, Francalancia, la moglie Edita ed il socio Mario Girardon. Non meno interessanti sono i carteggi con studiosi e scrittori d'arte, riferiti all'attività editoriale che si affianca alla Rivista come l'edizione "Civiltà Artistiche" tra il 1922 e il 1924.

Nel 1997 fu donato da Giovanna Prencipe il Fondo archivistico riguardante la storia artistica di suo padre Umberto Prencipe. L’archivio fu a lungo conservato nella casa della stessa donatrice e solo nel luglio del 2007, vista l'avanzata età della signora, depositato presso la Soprintendenza. Il piccolo fondo, circa 2.5 metri lineari, è formato prevalentemente da corrispondenza con artisti, letterati, politici, personaggi della cultura e delle istituzioni, ma anche da una sezione riguardante alcuni degli eventi che lo hanno visto protagonista. E’ presente inoltre una sezione riguardante la sua vita privata, lavorativa e degli affetti.

Il fondo “Irene Brin, Gaspero del Corso e l’Obelisco” fu acquistato dalla Galleria nazionale d'arte moderna nel febbraio 2000 dal libraio romano Giuseppe Casetti, che lo aveva a sua volta acquistato dagli eredi di Gaspero del Corso, il fondo consta di documenti amministrativi, corrispondenza con artisti italiani e stranieri, materiale a stampa (inviti, piccoli cataloghi anche di pubblicazione dell'Obelisco, raccolta stampa) e circa ottocento cartelle dattiloscritte di racconti di Irene Brin. La biblioteca, facente parte del fondo acquistato, comprende oltre 750 titoli tra volumi e riviste con dediche prestigiose degli artisti e con annotazioni e disegni dei proprietari. Completa il fondo una vasta documentazione fotografica (circa 300 fotografie) parte a stampa e parte in negativo b/n, ordinata per soggetti e raccolta in album, cartelle e buste e una sezione di autografi. Gaspero del Corso, ma soprattutto la sua compagna Irene Brin, scrittrice e giornalista, corrispondente di Harper's bazaar, improntarono profondamente, con le loro vivacissime personalità, l'attività intellettuale e mondana della Galleria d'arte L'Obelisco, da loro fondata nel 1946, che fu uno dei poli culturali più attivi nella Roma dell'immediato dopoguerra e degli anni '50 e '60. Nelle sale della Galleria furono opere di Morandi, Sironi, Balla, Severini, Afro, Capogrossi, Fontana e Burri; sono stati accolti e presentati al pubblico romano artisti stranieri come Klee, Kandinsky, Moore, Calder, Dalì, Picasso, Lam, Steinberg e Dubuffet

Fu acquisito dalla Galleria nazionale d'arte moderna su proposta degli eredi Giorgi nel novembre 2000, con la valutazione di 40.000.000 di lire, un piccolo carteggio tra Giulio Aristide Sartorio e Pietro Giorgi, (1850 - 1916) artista per diletto, ma amico e spesso mecenate non solo di Sartorio ma anche di Ricci, Morani, Coleman, Carlandi, fu acquistato dalla Galleria nazionale d'arte moderna al fine di arrichire la documentazione relativa a Sartorio, di cui la Galleria possiede dipinti fondamentali. Il carteggio è particolarmente interessante sia da un punto di vista documentario, poichè illustra la scoperta da parte del giovane Sartorio di Parigi dove, finanziato appunto dal Giorgi, lavorava e studiava, sia perchè propone le sue prime prove di artista. Infatti, a margine di ben 18 lettere, si trovano appunti grafici, acquerelli, schizzi a penna, piccoli disegni.

Infine il Fondo Giuseppe Capogrossi rappresenta la documentazione archivistica di un fondo prevalentemente librario composto fra volumi e riviste di 279 documenti e giunto in Galleria nel 2005.
La documentazione è costituita da una piccola raccolta di corrispondenza, da una parte di saggi e scritti, da una raccolta di documentazione di mostre ed eventi come pieghevoli, programmi, inviti e depliant, da una serie di biografie e documenti personali come attestati e premi. E' presente una consistente parte di rassegna stampa che va dal 1950 al 1986. Inoltre si conserva una piccola raccolta di riproduzioni di opere dell'artista e non.

Nell'ottobre 1999 la Galleria nazionale d'arte moderna, con i suoi archivi, aderì al Consorzio B.A.I.C.R. (Biblioteche Archivi e Istituti Culturali di Roma) nell'ambito del Progetto "Archivi del '900" volto a costituire un Archivio informatizzato attraverso il software di gestione GEA e la contestuale creazione di una banca dati specialistica, consultabile tramite Internet. Dal giugno del 2013, con la chiusura del progetto "Archivi del ‘900", il consistente data base fino a quel momento creato è migrato su una nuova piattaforma open source, xDams, che è consultabile direttamente sul sito della Galleria nazionale d'arte moderna.

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